FAMIGLIA E RELAZIONE CON IL SOCIALE: ALLA RICERCA DI UNA POSSIBILE SINERGIA
La nostra famiglia oggi è collocata all’interno del panorama delle relazioni sociali, quel tessuto dal quale non ci possiamo staccare, nel quale siamo immersi, di cui facciamo parte anche quando cerchiamo di prenderne le distanze, anche quando lo percepiamo minaccioso o indifferente ai nostri bisogni. Le nostre famiglie infatti non vivono avulse dalla società, eppure spesso si avverte una sorta di ideale di famiglia autonoma, indipendente, autosufficiente, ma ciò non corrisponde alle reali, necessità della famiglia che invece trae benessere proprio dalla capacità di tessere legami anche con le agenzie educative esterne alla famiglia. Molte analisi ultimamente, hanno messo in luce lo stato di diffusa e crescente difficoltà in cui si dibattono oggi le famiglie, ma l’enorme messe di informazioni e analisi in proposito aumentano lo stato di perplessità e disorientamento. Crescono anche le iniziative rivolte alle famiglie ma la famiglia sola, privata, non vive il contesto, spesso lo subisce. L’apertura verso il sociale è necessaria e direi insostituibile, si tratta di ricevere ma anche di dare, oggi nessuno pensa più che la famiglia possa insegnare tutto ai suoi bambini, si sono sviluppati così degli specialisti istituzionali che si assumono la responsabilità di alcune parti del processo educativo al posto nostro. Vediamo quindi quali sono i contesti che possiamo individuare come “sociale” per la nostra famiglia: scuola , oratorio, circoli ricreativi o sportivi. Naturalmente ci piacerebbe vedere tutte le istituzioni collegate fra di loro per il benessere e la crescita della famiglia…..e non possiamo dimenticare che ogni gesto all'interno di una famiglia aiuta il bambino a conoscere e comprendere il linguaggio di relazione "utilizzato" nella società e che anche ogni evento, incontro o amicizia, lo aiuta a costruirsi una visione del mondo esterno a cui si relaziona.
SCUOLA – PARROCCHIA – CIRCOLI RICREATIVI, CULTURALI O SPORTIVI
La scuola è sicuramente l’ambito sociale che più ci interessa per il suo forte impatto sui nostri figli nelle varie età. Con l’ingresso nell’Istituzione scolastica il bambino viene a contatto con un’altra serie di adulti: se i genitori e gli insegnanti presentano delle “informazioni” molto diverse, sorge il problema di come queste due sorgenti di formazione e insegnamento possano essere messe insieme dai bambini e come reagiscano le persone coinvolte per via di queste differenze. Elemento fondamentale per la riuscita sinergica della relazione scuola-famiglia, è la ricerca della condivisione dei punti di vista. Ho appositamente scelto la parola condivisione dandole il senso di “mettere a confronto in modo esplicito”, infatti l’informazione condivisa da tutte le persone coinvolte nel processo educativo e di apprendimento permette la possibilità di un feedback che può preparare il terreno a cambiamenti appropriati nei confronti delle varie situazioni. Questo tipo di “rimando condiviso” lascia lo spazio perché si possa riconoscere che nessuno conosce tutto, qualsiasi sia l’accaduto di cui si sta parlando, sappiamo che ci sono molte parti di quanto accade che non sono subito visibili, senza il feedback sono inevitabili: l’attacco, la
capitolazione, l’indifferenza. Perché cercare allora una sinergia con il sistema scolastico? Perché laddove non si riesce a condividere le informazioni spuntano incomprensioni insidiose e negative, ciò abbassa l’autostima e crea un deterrente perché si possa giungere ad una soluzione del problema in esame. All’interno delle nostre famiglie è possibile fare un semplice esercizio, mettersi intorno ad un tavolo e raccontare le situazioni che si sono incontrate nei vari luoghi dove i nostri figli interagiscono e ricevono comunque imput educativi e formativi, mettendo in comune i punti di vista e decidendo come interagire positivamente, ma concretamente, con tali realtà. Con il variare dell’età dei nostri figli la situazione non muta, anzi si preannunciano nuovi e più intricati scenari. Prendiamo ad esempio il processo di socializzazione, obiettivo trasversale a tutte le fasce d’età, sia nell’istituzione scolastica che in famiglia. Tutti siamo in grado di riconoscere che è in atto un mutamento, riguardo agli scopi e alle modalità di trasmissione da una generazione all’altra dei valori e delle conoscenze, al fine di una positiva integrazione dei nuovi membri all’interno della realtà sociale attuale.
|
SCOPI
|
MODELLO TRADIZIONALE
|
MODELLO EMERGENTE
|
|
- interiorizzare i valori
-acquisire conoscenze e
competenze in ordine all’integrazione dei ruoli sociali |
- costruire esperienze
- acquisire conoscenze e
competenze comunicative costruire l’autonomia del sé (identità)
|
|
|
MODI
|
- trasmissione di valori e
conoscenze - scansione
logica, temporale |
- comunicazione, mediazione e trasformazione di conoscenze
|
|
ATTORI
|
- adulti
- continuità fra le agenzie
|
- pluralità e diversità di medium
- discontinuità
|
|
CULTURA
|
- patrimonio di valori e
conoscenze consolidato e
condiviso
- cultura dominante
- predominio della cultura scritta
|
-pluralità di esperienze valoriali e conoscitive
- più culture, codici…
- mix di oralità, scrittura, immagini
|
CONCLUSIONE
Possiamo dire che oggi più che mai è in atto una sfida che riguarda sia la sfera sociale che l’ambito familiare: alla famiglia è chiesto di aprirsi al contesto esterno, allargando la propria rete relazionale e di costituire un’interfaccia con l’ambiente esterno assumendosi la responsabilità di partecipazione alla “cosa pubblica”. Si tratta cioè di collaborare alla produzione del bene comune in modo da uscire dall’orizzonte di bozzolo protettivo e diventare risorsa di solidarietà e di benessere per tutta la società, oltre che per se stessa e per i suoi membri. Alla società e però fortemente richiesto di rispettare le leggi e le dinamiche interne e i valori della famiglia sostenendola non solo con servizi ma anche con una politica più sensibile alla necessità di condividere il ruolo educativo in una rete collegata e non frammentata e contraddittoria, perché dobbiamo ricordare che gli adulti che formano la società sono il terreno che permette alle nuove generazioni di sperimentare il senso e il valore della vita. (da SCUOLA GENITORI – Chiasso - 8 novembre 2007)
BIBLIOGRAFIA - COSPES, coordinamento di L. Ferraroli, Il disagio degli adolescenti tra famiglia e scuola: difficoltà o risorsa?, Ellenici, Torino, 1998 - Sarzi Sartori Stefano, La famiglia nel sociale, Edizioni San Paolo, Milano, 2002
Dott.ssa Marina Duga
PREMESSA
La nostra famiglia oggi è collocata all’interno del panorama delle relazioni sociali, quel tessuto dal quale non ci possiamo staccare, nel quale siamo immersi, di cui facciamo parte anche quando cerchiamo di prenderne le distanze, anche quando lo percepiamo minaccioso o indifferente ai nostri bisogni. Le nostre famiglie infatti non vivono avulse dalla società, eppure spesso si avverte una sorta di ideale di famiglia autonoma, indipendente, autosufficiente, ma ciò non corrisponde alle reali, necessità della famiglia che invece trae benessere proprio dalla capacità di tessere legami anche con le agenzie educative esterne alla famiglia. Molte analisi ultimamente, hanno messo in luce lo stato di diffusa e crescente difficoltà in cui si dibattono oggi le famiglie, ma l’enorme messe di informazioni e analisi in proposito aumentano lo stato di perplessità e disorientamento. Crescono anche le iniziative rivolte alle famiglie ma la famiglia sola, privata, non vive il contesto, spesso lo subisce. L’apertura verso il sociale è necessaria e direi insostituibile, si tratta di ricevere ma anche di dare, oggi nessuno pensa più che la famiglia possa insegnare tutto ai suoi bambini, si sono sviluppati così degli specialisti istituzionali che si assumono la responsabilità di alcune parti del processo educativo al posto nostro. Vediamo quindi quali sono i contesti che possiamo individuare come “sociale” per la nostra famiglia: scuola , oratorio, circoli ricreativi o sportivi. Naturalmente ci piacerebbe vedere tutte le istituzioni collegate fra di loro per il benessere e la crescita della famiglia…..e non possiamo dimenticare che ogni gesto all'interno di una famiglia aiuta il bambino a conoscere e comprendere il linguaggio di relazione "utilizzato" nella società e che anche ogni evento, incontro o amicizia, lo aiuta a costruirsi una visione del mondo esterno a cui si relaziona.
SCUOLA – PARROCCHIA – CIRCOLI RICREATIVI, CULTURALI O SPORTIVI
La scuola è sicuramente l’ambito sociale che più ci interessa per il suo forte impatto sui nostri figli nelle varie età. Con l’ingresso nell’Istituzione scolastica il bambino viene a contatto con un’altra serie di adulti: se i genitori e gli insegnanti presentano delle “informazioni” molto diverse, sorge il problema di come queste due sorgenti di formazione e insegnamento possano essere messe insieme dai bambini e come reagiscano le persone coinvolte per via di queste differenze. Elemento fondamentale per la riuscita sinergica della relazione scuola-famiglia, è la ricerca della condivisione dei punti di vista. Ho appositamente scelto la parola condivisione dandole il senso di “mettere a confronto in modo esplicito”, infatti l’informazione condivisa da tutte le persone coinvolte nel processo educativo e di apprendimento permette la possibilità di un feedback che può preparare il terreno a cambiamenti appropriati nei confronti delle varie situazioni. Questo tipo di “rimando condiviso” lascia lo spazio perché si possa riconoscere che nessuno conosce tutto, qualsiasi sia l’accaduto di cui si sta parlando, sappiamo che ci sono molte parti di quanto accade che non sono subito visibili, senza il feedback sono inevitabili: l’attacco, la capitolazione, l’indifferenza. Perché cercare allora una sinergia con il sistema scolastico? Perché laddove non si riesce a condividere le informazioni spuntano incomprensioni insidiose e negative, ciò abbassa l’autostima e crea un deterrente perché si possa giungere ad una soluzione del problema in esame. All’interno delle nostre famiglie è possibile fare un semplice esercizio, mettersi intorno ad un tavolo e raccontare le situazioni che si sono incontrate nei vari luoghi dove i nostri figli interagiscono e ricevono comunque imput educativi e formativi, mettendo in comune i punti di vista e decidendo come interagire positivamente, ma concretamente, con tali realtà. Con il variare dell’età dei nostri figli la situazione non muta, anzi si preannunciano nuovi e più intricati scenari. Prendiamo ad esempio il processo di socializzazione, obiettivo trasversale a tutte le fasce d’età, sia nell’istituzione scolastica che in famiglia. Tutti siamo in grado di riconoscere che è in atto un mutamento, riguardo agli scopi e alle modalità di trasmissione da una generazione all’altra dei valori e delle conoscenze, al fine di una positiva integrazione dei nuovi membri all’interno della realtà sociale attuale.
|
MUTAMENTI NELLA SOCIALIZZAZIONE
|
||
|
|
MODELLO TRADIZIONALE |
MODELLO EMERGENTE |
|
SCOPI |
- interiorizzare i valori |
- costruire esperienze |
|
|
- acquisire conoscenze e competenze in ordine all’integrazione dei ruoli sociali
|
- acquisire conoscenze e competenze comunicative - costruire l’autonomia del sé (identità)
|
|
MODI |
- trasmissione di valori e conoscenze - scansione logica, temporale
|
- comunicazione, mediazione e trasformazione di conoscenze
|
|
ATTORI |
- adulti - continuità fra le agenzie
|
- pluralità e diversità di medium - discontinuità |
|
CULTURA |
- patrimonio di valori e conoscenze consolidato e condiviso - cultura dominante - predominio della cultura scritta
|
-pluralità di esperienze valoriali e conoscitive - più culture, codici… - mix di oralità, scrittura, immagini
|
Se osserviamo lo schema proposto dalla Dott. Besozzi (docente di sociologia dell’educazione all’Università cattolica di Milano) ci apparirà evidente che il modello tradizionale di socializzazione che prevede l’interiorizzazione dei valori e l’acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative ai ruoli sociali, pone al centro del processo di integrazione delle giovani generazioni, l’adesione ad un modello forte, condiviso e apprezzato, dove gli attori e le agenzie educative presenti (principalmente famiglia e scuola), svolgono la loro funzione all’interno di un quadro di valori comune e condiviso. Il modello emergente di socializzazione, invece, è decisamente cambiato, soprattutto per quanto riguarda i modi di rapportarsi ai valori e alle modalità con cui stabilire la relazione educativa. Oggi ci troviamo di fronte ad una molteplicità di spazi, luoghi, agenzie educative che offrono esperienze molto diverse tra di loro, non solo perché propongono educative, ricreative o culturali, ma proprio in riferimento ai valori e ai significati della realtà. Infatti i valori non risultano più come dati una volta per tutte, ma sono scoperti e costruiti nel corso delle esperienze. 2) Gli adulti coinvolti nel processo di socializzazione non sono più riconosciuti come i depositari di un sapere e di un codice normativo unico. Tale configurazione pluralistica e pluricentristica è fonte di discontinuità rispetto al prodursi di un significato e di un senso della realtà, mentre nel passato era più omogenea perché i diversi ruoli educativi si muovevano lungo percorsi ben chiari e prevedibili che davano sicurezza e forza agli attori coinvolti. Anche la Parrocchia e l’oratorio (là dove esiste), ha un aspetto importante come ambito nel quale si sperimenta l’apertura sociale della famiglia, e presuppone forse più che l’istituzione scolastica, un coinvolgimento attivo delle famiglie nell’impegno costante a portare avanti i valori in cui si crede. La nostra società si sta anche specializzando in vari tipi di proposte di aggregazione per i bambini, anche molto piccoli. Questo naturalmente nasce come risposta ad un bisogno che le nostre famiglie esprimono, “se dobbiamo impegnarci nel lavoro, stare tante ore lontani da casa, fare i turni anche nei giorni in cui le scuola sono chiuse (pensiamo alle vacanze estive o alle interruzioni durante l’anno scolastico) allora qualcuno dovrà anche occuparsi dei nostri bambini”. Abbiamo già visto come la famiglia stia diventando un ambito sempre più ristretto e quindi bisognoso di apporti esterni per affrontare alcuni periodi critici, ed ecco allora il fiorire di centri sportivi, di tornei “primavera” per piccolissimi, di laboratori “creativi”, di proposte ludiche o puramente commerciali. Quali sono le situazioni di conflitto che potrebbero nascere dall’incontro con queste realtà e come possiamo affrontarle? Sicuramente uno dei possibili terreni di conflitto riguardano il riconoscimento e la gestione dei comportamenti da considerare non appropriati e quindi in qualche modo da sanzionare o regolamentare. Sappiamo quanto sia difficile oggi dire dei “no” e sopportare gli esiti della frustrazione che i nostri figli sperimentano quando ricevono delle limitazioni rispetto alla soddisfazione immediata di ciò che sentono come un bisogno impellente. Oggi si osserva, per esempio, una sorta di relativizzazione dei comportamenti trasgressivi e una loro maggiore tolleranza, molta importanza viene attribuita alla specificità delle situazioni e quindi non è più un fenomeno oggettivamente individuabile e sanzionabile. La fragilità del senso di appartenenza ad una comunità e a progetti che possano delinearsi come prospetticamente più ampi rispetto alle motivazioni strettamente individuali, caratterizza spesso il vivere quotidiano.
CONCLUSIONE
Possiamo dire che oggi più che mai è in atto una sfida che riguarda sia la sfera sociale che l’ambito familiare: alla famiglia è chiesto di aprirsi al contesto esterno, allargando la propria rete relazionale e di costituire un’interfaccia con l’ambiente esterno assumendosi la responsabilità di partecipazione alla “cosa pubblica”. Si tratta cioè di collaborare alla produzione del bene comune in modo da uscire dall’orizzonte di bozzolo protettivo e diventare risorsa di solidarietà e di benessere per tutta la società, oltre che per se stessa e per i suoi membri. Alla società e però fortemente richiesto di rispettare le leggi e le dinamiche interne e i valori della famiglia sostenendola non solo con servizi ma anche con una politica più sensibile alla necessità di condividere il ruolo educativo in una rete collegata e non frammentata e contraddittoria, perché dobbiamo ricordare che gli adulti che formano la società sono il terreno che permette alle nuove generazioni di sperimentare il senso e il valore della vita. (da SCUOLA GENITORI – Chiasso - 8 novembre 2007)
BIBLIOGRAFIA - COSPES, coordinamento di L. Ferraroli, Il disagio degli adolescenti tra famiglia e scuola: difficoltà o risorsa?, Ellenici, Torino, 1998 - Sarzi Sartori Stefano, La famiglia nel sociale, Edizioni San Paolo, Milano, 2002