TRENTINO CORRIERE ALPI 09/03/2012
TIONE. Da Robin Hood, l'eroe che rubava ai ricchi, per dare ai poveri, hanno preso solo il nome. I volontari dell'omonima associazione di Tione, non rubano. Ma prendono. Prendono dai supermercati, per dare ai poveri. La loro moneta è il cibo. Quello che sta scadendo. Se lo fanno dare, per distribuire alle famiglie in difficoltà. Quelle che in momenti di crisi, più di altre, devono fare i conti con la spesa.
Il dato, quantomeno, fa riflettere. Dice, che anche il capoluogo giudicariese - secondo il Sole 24ore del giugno scorso, all'8º posto in Italia e primo in Trentino - non è immune da sacche di povertà. E che quel posto in vetta alla classifica, basato sul Bil (benessere interno lordo) è una bufala. «Un anno fa le famiglie erano dieci - dice il presidente Adriano Accili, ingegnere in Comune - ma ora sono ottanta: 320 adulti, 130 bambini». Anche Tione, nove banche su 3.600 abitanti, nasconde realtà di questo tipo. Certo, le famiglie che si rivolgono alla Robin Hood, non sono solo di qui, ma dalla Val Rendena e dal Chiese. Ma il dato è, di per se preoccupante, soprattutto perché a chiedere aiuto, non sono solo extracomunitari. Ma anche gente del posto. «Il 20% - conferma Accili - sono del luogo. Persone, che, per orgoglio, sono riluttanti a tendere la mano. Ma, che, proprio per questo, danno più peso al fenomeno». «Così - aggiunge - abbiamo attivato un servizio di consegna a domicilio, per persone che, mai si metterebbero in coda il mercoledì e il venerdì, quando distribuiamo i prodotti che ci regala la Despar». Funziona così. I volontari prelevano gli alimenti freschi, in fase di scadenza. Li portano in canonica, dove il parroco don Olivo, ha messo una stanza a disposizione. Preparano i pacchi. E li distribuiscono, in base alle esigenze dei singoli nuclei. «Abbiamo creato un data base - dice l'ingegnere - per venire incontro ai bisogni di ognuno. Il tutto però, con la massima discrezione». Discrezione, è la parola chiave. A nessuno piace far sapere che sei indigente. Anche se non dipende da te. Ma dal lavoro perso, dalle difficoltà di questi tempi. L'attività dell'associazione, unica in Trentino, è destinata a crescere. Ci sono contatti con altri ipermercati. La Caritas e il Comune hanno dato una mano. Quei 3.000 euro iniziali dall'assessore alle politiche familiari Mirella Girardini - dicono - sono stati provvidenziali. Ora dispongono anche di 1.000 Kg di prodotti "secchi"(pasta, olio, farina) donati dal Banco Alimentare Trentino. E altri 1.000 chili di alimenti dall'Agea (Aiuti europei).
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